- Da circa un anno, Yorgo si è trasferito a
Napoli, dove ha allestito il suo laboratorio in una grotta tufacea sulla collina di
Posillipo. Le opere esposte all'Istituto Grenoble fino al 25 febbraio, sono tutte
realizzate a Napoli, ad eccezione di 4 piccole sculture in ferro e vetro. "ho scelto
Napoli per caso. Avevo solo intenzione di trascorrervi un periodo di vacanza, ma sono qui
da 1 anno e non ho ancora deciso quando ripartirò", dice raccontando il suo incontro
con la città. Il lungo soggiorno partenopeo gli ha ispirato una serie di sculture
permeate della luce dei colori della terra che lo ospita: "Io Napoli la vedo così -
spiega commentando l'opera "Je T'aime Napoli". Un'opera realizzata riutilizzando
i celebri sampietrini che ne lastricano le strade, con colori accesi, luce, movimento
continuo".
- Il recupero di materiali preesistenti è
una costante nell'opera di Yorgo, che ricicla pezzi di marmo, brandelli dii colonne
antiche, sassi modellati dal mare e dal vento. Accanto a questi si trovano poi travertini,
marmi bianchi di Carrara, rossi di Verona, verdi orientali. Su tutti, Yorgo interviene con
incisioni e pitture colorate o monocrome (le vernici sono di derivazione diversa:
minerale, animale o vegetale); ricche di simbologie antiche tratta da geoglifici, da riti
religiosi, da credenze tribali della sua terra di origine, il Marocco.
- Il Marocco e la cultura islamica hanno
influenzato anche in un altro senso il suo lavoro, che manca quasi completamente di figure
umane in ossequio ai dettami della religione musulmana che preferisce i simboli alle
immagini. "se avessi scolpito figure, nel mio paese, sarei stato male
interpretato" afferma. In ogni caso, sono sempre simboli positivi: la saggezza, la
luce, la protezione divina, la felicità.
- E' del tutto assente l'elemento cupo,
tutto è solarità perchè, spiega Yorgo, sorridendo, "il paradiso è qui,
adesso".
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